Sabato 17 ottobre Trieste Pro Patria e Lega Nazionale hanno avuto il piacere di ospitare il
musicista di origini istriane Mario Fragiacomo, che ha presentato la sua
opera “Quella tromba di latta del confine orientale italiano”, un libro
con cd allegato che diventa un recital musicale. Le letture, incentrate
sulle vicende storiche del confine orientale, sono state eseguite
dall'attrice Mariella Terragni ed accompagnate dalla tromba dell'autore.
Un tema storico e patriottico che ci sta a cuore, colto da un
particolare punto di vista, affrontato in maniera originale ed
artistica.
domenica 18 ottobre 2015
lunedì 5 ottobre 2015
Conferenza con Fausto Biloslavo
Venerdì 2 ottobre, presso la sede
della Lega Nazionale, abbiamo avuto come gradito ospite il noto giornalista di
guerra Fausto Biloslavo, che ha condotto una conferenza dal titolo “Tra USA e
Russia: Nuovi equilibri geopolitici europei ed extraeuropei”. La sala era
gremita da circa 70 persone, ben oltre la capienza dei posti a sedere, a
testimonianza del grande interesse verso i temi geopolitici di attualità e
della riconosciuta competenza del nostro odierno ospite.
Non poteva esserci momento più adatto
a trattare un simile tema, visto che proprio negli stessi giorni sono iniziati
i bombardamenti da parte della Russia in Siria, contro postazioni dello “stato
islamico”, meglio noto come ISIS, eseguite su richiesta del presidente siriano Bassar al Asad. Proprio il ruolo della Russia è stato uno dei temi centrali
di questo evento; a tal proposito, Biloslavo ha scritto una frase molto
significativa alla vigilia della conferenza: “L’Armata Rossa mi ha catturato in
Afghenistan e sbattuto per sette mesi in galera a Kabul, ma oltre vent’anni
dopo la caduta del muro di Berlino i nostri migliori alleati sono i Russi,
contro la minaccia delle bandiere nere”. Introdotto dal nostro Luca Bellani, a
inizio conferenza Fausto ha infatti rievocato un episodio che lo vide
protagonista verso la fine degli anni 80 e che destò molto scalpore, quando fu
arrestato dalla polizia sovietica in Afghanistan con l’accusa di spionaggio,
mentre stava realizzando un servizio giornalistico. Molto interessante è stata
anche la proiezione di immagini del luogo di prigionia sul quale il giornalista
è tornato molti anni dopo.
Recentemente, lo stesso Biloslavo
è stato uno dei primi reporter ad accorrere in Ucraina allo scoppio della crisi
con la Russia del 2014, documentando i primi momenti di tensione. A tal
proposito, è stata evidenziata l’errata strategia da parte degli Stati Uniti,
che per gli interessi nell’area hanno favorito la destituzione del presidente
Janukovyc e la presa di potere dell’opposizione, scatenando però un pericoloso
conflitto all’interno dell’Europa, con l’intervento di Putin a sostegno dei
filo-russi dei territori orientali, ma soprattutto con l’annessione russa della
Crimea, regione altamente strategica.
Un altro scenario di grande
importanza in questo periodo è quello medio orientale, sul quale hanno avuto
una pesante influenza le scelte statunitensi sostenute dalla NATO ed in
particolare da alcune potenze occidentali, che hanno avuto la pesante
responsabilità di destabilizzare i delicatissimi equilibri politici di diversi
stati, scatenando dinamiche ormai incontrollate, i cui contraccolpi non mancano
di farsi sentire pesantemente sul nostro continente. Gli effetti più evidenti
sono costituiti dalla massiccia ondata di profughi in arrivo soprattutto dalla
Siria devastata dalla guerra civile e dal continente africano attraverso la
Libia ormai fuori controllo, territori che sono piombati nel caos soprattutto
grazie al sostegno occidentale alle opposizioni anti-governative, nell’abbaglio
delle cosiddette “primavere arabe”. Di tutto questo ha approfittato lo “stato
islamico”, che ha ormai preso possesso di un territorio vastissimo, sul quale
ha assunto le sembianze di un vero e proprio governo, ottenendo risultati mai
raggiunti da Al Qaeda ed altre precedenti formazioni terroristiche.
Biloslavo, in tutto questo, non
ha mancato di sottolineare gli evidenti errori strategici compiuti da parte
statunitense, auspicando che l’intera comunità internazionale riesca a
concordare un intervento forte nei confronti dell’IS, anche a livello militare,
nonché ad intraprendere in futuro strategie più accorte nelle aree maggiormente
delicate del pianeta.
In tutto questo, come emerso nel
dibattito finale con il pubblico, pare assordante il silenzio o per lo meno la
scarsa influenza dell’Unione Europea, che mostra sempre più evidentemente la
sua vocazione esclusivamente finanziaria e burocratica, nella totale incapacità
di far sentire la propria voce sugli eventi geopolitici e strategici che
riguardano direttamente il suo territorio. Questi ed altri argomenti e
considerazioni, accompagnati da immagini e filmati realizzati da Fausto
Biloslavo nelle zone più calde del pianeta, hanno reso la serata davvero
interessante, per gli appassionati di geopolitica, o per chi semplicemente ha
interesse ad approfondire i temi di attualità internazionale che
inevitabilmente si riflettono sulla nostra situazione nazionale e locale.
Si tratta di aspetti che occupano
un posto importante tra le attività di Trieste Pro Patria, nella sua vocazione
a trattare anche gli odierni problemi.
Al termine, abbiamo omaggiato Fausto con una banduera istriana, più che mai gradita viste le sue origini.
domenica 13 settembre 2015
13 settembre: a presido di un ideale
Oggi 13 settembre 2015, in questo giorno in cui alcuni strani movimenti
manifestano la loro italofobia per nulla mascherata, l'associazione
“Trieste Pro Patria” presidia simbolicamente la sede della Lega
Nazionale a ricordo delle persecuzioni nei confronti degli italiani
causate dalle varie occupazioni straniere delle nostre Terre, da quella
austroungarica, a quella tedesca, a quella jugoslava a quella
britannica. Ad esempio, non si possono dimenticare nel 1898 gli
incendi delle scuole della Lega
Nazionale a Santa Croce e Duino Aurisina, il 23 maggio 1915 l’incendio
della sede della Lega Nazionale di via Mazzini (contemporaneamente alle
sedi della Società Ginnastica Triestina e del Piccolo), nel 1928
l’incendio della scuola materna e del doposcuola della Lega Nazionale ad
Opicina nonché i caduti di via Imbriani del 1945 e quelli del 5 e 6
novembre del 1953 e tanti altri che hanno dato la vita per la nostra
libertà. Rifiutando le banali e cialtronesche semplificazioni di natura
etnica sulle motivazioni della crisi che attanaglia la nostra città,
cavallo di battaglia dei sedicenti movimenti secessionisti, Trieste Pro
Patria, quindi, condanna senza mezzi termini l'italofobia propagandata a
buon mercato, invita la cittadinanza a respingere tali aberranti tesi e
a lottare con il Tricolore come fecero i nostri padri, i nostri nonni
ed i nostri antenati, per Trieste in una Italia sovrana e migliore di
questa disegnata da lobbies mondialiste, comitati d'affari apolidi e
potentati finanziari internazionali che nulla hanno a che fare con la
nostra storia e la nostra Patria. VIVA L'ITALIA."
lunedì 29 giugno 2015
Presentazione atti del convegno "E se tornano i titini?"
Il 26 giugno la Lega Nazionale e Trieste Pro Patria
hanno organizzato congiuntamente la presentazione di questo importante
lavoro, che riassume i temi trattati in un convegno, con i contributi di
Paolo Sardos Albertini, Lorenzo Salimbeni, Paolo Radivo, Ivan
Buttignon, William Klinger, Mattia Zenoni, Andrea Vezzà, Michele
Pigliucci.
Il 12 giugno '45 i titini lasciano Trieste, ma la città di San Giusto visse gli anni successivi sotto il segno di quel terrore.
"E se tornano i titini?" sarà la domanda angosciosa che peserà fino al 26 ottobre '54, quando ci saranno finalmente i soldati d'Italia a garantire contro il ritorno degli uomini con la stella rossa.
Questo il tema di fondo ed il filo conduttore di questo prezioso libro, che però affronta approfondimenti di diversi e specifici aspetti di quel periodo, da parte dei giovani studiosi che collaborano con la Lega Nazionale. Nella presentazione svoltasi presso la Lega Nazionale, il Presidente della Lega Sardos Albertini e Gabriele Bosazzi di Trieste Pro Patria hanno illustrato ai presenti i contenuti salienti di questo lavoro, evidenziando spunti di riflessione interessanti ed originali, che vanno ben al di là dalle consuete e più generiche trattazioni di quel delicato periodo storico.
Riportiamo di seguito alcuni dei passi che riteniamo più interessanti.
Tratto dal saggio di Ivan Buttignon "L'abbandono della dichiarazione tripartita e la linea filo-jugoslava degli alleati (1950-54)"
IL VESCOVO ANTONIO SANTIN
Mons. Antonio Santin, Vescovo di Trieste e Capodistria, ha pronunciato il primo giorno dell'anno (1950), in San Giusto, una allocuzione, nella quale egli rileva come "sotto la maschera di una distensione che è pura ipocrisia, continuano in zona B le spietate persecuzioni contro la Chiesa (...) Lo scopo cui tendere dovrebbe essere l'evacuazione della zona B da parte delle truppe jugoslave e la loro sostituzione con quelle alleate. Ma vorranno intervenire i governi di Londra e di Washington? Tutto fa ritenere di no, ché da essi, purtroppo, la tragedia della zona B non è minimamente sentita. Né il governo italiano sembra prendere a cuore, come forse potrebbe, la tristissima sorte di questi disgraziati fratelli".
Tratto dal saggio di Paolo Radivo "Ritorno a metà"
IL MEMORANDUM DI LONDRA
Il paragrafo 9 disponeva che il Memorandum sarebbe stato comunicato al Consiglio di sicurezza dell'ONU. Ciò avvenne lo stesso 5 ottobre 1954. Nessuno degli stati firmatari del Trattato di Pace protestò, nemmeno l'URSS (come invece temevano americani e britannici) accettando così implicitamente la cancellazione degli articoli 4 (confini tra Italia e TLT), 21 (istituzione del TLT) e 22 (confini tra Jugoslavia e TLT), nonché gli allegati VI (statuto permanente del TLT), VII (strumento per il regime provvisorio del TLT) IX (disposizioni tecniche relative al TLT), X (disposizioni tecniche e finanziare relative al TLT) e degli ultimi 6 articoli dell'VIII (strumento per il porto franco di Trieste).
Tratto dal saggio di Andrea Vezzà "Il ruolo della destra triestina tra il 1945 e il 1954"
LE GIORNATE DEL 1953
A pagare il prezzo più alto delle tre giornate di rivolta è il M.S.I. Quattro dei sei caduti gravitavano nel partito, che vede anche la propria sede devastata dall'irruzione della Polizia Civile in cerca di armi - che regolarmente non trova - e molti dei propri iscritti arrestati o costretti a darsi latitanti oltre confine. Nuovamente le autorità angloamericane attribuiscono alla destra tutte le responsabilità degli incidenti, accusandla anche della preordinazione di un violento piano insurrezionale. Ma il M.S.I. non ha la forza né la volontà di scontrarsi in piazza con un esercito straniero. Si trova semplicemente coinvolto in prima fila nella reazione a una provocazione che è andata troppo oltre e per questo motivo ha versato più degli altri il proprio tributo di sangue alla seconda Redenzione di Trieste.
Il 12 giugno '45 i titini lasciano Trieste, ma la città di San Giusto visse gli anni successivi sotto il segno di quel terrore.
"E se tornano i titini?" sarà la domanda angosciosa che peserà fino al 26 ottobre '54, quando ci saranno finalmente i soldati d'Italia a garantire contro il ritorno degli uomini con la stella rossa.
Questo il tema di fondo ed il filo conduttore di questo prezioso libro, che però affronta approfondimenti di diversi e specifici aspetti di quel periodo, da parte dei giovani studiosi che collaborano con la Lega Nazionale. Nella presentazione svoltasi presso la Lega Nazionale, il Presidente della Lega Sardos Albertini e Gabriele Bosazzi di Trieste Pro Patria hanno illustrato ai presenti i contenuti salienti di questo lavoro, evidenziando spunti di riflessione interessanti ed originali, che vanno ben al di là dalle consuete e più generiche trattazioni di quel delicato periodo storico.
Riportiamo di seguito alcuni dei passi che riteniamo più interessanti.
Tratto dal saggio di Ivan Buttignon "L'abbandono della dichiarazione tripartita e la linea filo-jugoslava degli alleati (1950-54)"
IL VESCOVO ANTONIO SANTIN
Mons. Antonio Santin, Vescovo di Trieste e Capodistria, ha pronunciato il primo giorno dell'anno (1950), in San Giusto, una allocuzione, nella quale egli rileva come "sotto la maschera di una distensione che è pura ipocrisia, continuano in zona B le spietate persecuzioni contro la Chiesa (...) Lo scopo cui tendere dovrebbe essere l'evacuazione della zona B da parte delle truppe jugoslave e la loro sostituzione con quelle alleate. Ma vorranno intervenire i governi di Londra e di Washington? Tutto fa ritenere di no, ché da essi, purtroppo, la tragedia della zona B non è minimamente sentita. Né il governo italiano sembra prendere a cuore, come forse potrebbe, la tristissima sorte di questi disgraziati fratelli".
Tratto dal saggio di Paolo Radivo "Ritorno a metà"
IL MEMORANDUM DI LONDRA
Il paragrafo 9 disponeva che il Memorandum sarebbe stato comunicato al Consiglio di sicurezza dell'ONU. Ciò avvenne lo stesso 5 ottobre 1954. Nessuno degli stati firmatari del Trattato di Pace protestò, nemmeno l'URSS (come invece temevano americani e britannici) accettando così implicitamente la cancellazione degli articoli 4 (confini tra Italia e TLT), 21 (istituzione del TLT) e 22 (confini tra Jugoslavia e TLT), nonché gli allegati VI (statuto permanente del TLT), VII (strumento per il regime provvisorio del TLT) IX (disposizioni tecniche relative al TLT), X (disposizioni tecniche e finanziare relative al TLT) e degli ultimi 6 articoli dell'VIII (strumento per il porto franco di Trieste).
Tratto dal saggio di Andrea Vezzà "Il ruolo della destra triestina tra il 1945 e il 1954"
LE GIORNATE DEL 1953
A pagare il prezzo più alto delle tre giornate di rivolta è il M.S.I. Quattro dei sei caduti gravitavano nel partito, che vede anche la propria sede devastata dall'irruzione della Polizia Civile in cerca di armi - che regolarmente non trova - e molti dei propri iscritti arrestati o costretti a darsi latitanti oltre confine. Nuovamente le autorità angloamericane attribuiscono alla destra tutte le responsabilità degli incidenti, accusandla anche della preordinazione di un violento piano insurrezionale. Ma il M.S.I. non ha la forza né la volontà di scontrarsi in piazza con un esercito straniero. Si trova semplicemente coinvolto in prima fila nella reazione a una provocazione che è andata troppo oltre e per questo motivo ha versato più degli altri il proprio tributo di sangue alla seconda Redenzione di Trieste.
giovedì 11 giugno 2015
Ricordo del primo bombardamento alleato su Trieste
Il 10 giugno 1944 i bombardieri alleati sganciarono circa 400
bombe incendiarie su Trieste, provocando 466 vittime accertate, 800 feriti
ricoverati e 1.500 medicati, oltre 100 edifici completamente distrutti, 300
danneggiati e qualche migliaio di senza tetto. Nel 71° anniversario, Trieste
Pro Patria ha doverosamente ricordato una strage perpetrata ai danni della
popolazione civile inerme e stremata dalla guerra; fu uno dei tanti simili crimini
registrati all'epoca, ma oggi dimenticati dai più.
Tra i maggiori obiettivi vi furono il porto nuovo di
Sant’Andrea ed i vicini cantieri, ma la gran parte delle vittime si registrò nel
popolare rione di San Giacomo; molti spiegano questo fatto con la vicinanza del
quartiere ai suddetti obiettivi strategici, avvalorando la tesi di un errore;
ma è opinione diffusa come buona parte dei bombardamenti anglo-americani
avevano anche la funzione di seminare il malcontento tra la popolazione, di
fiaccarne la resistenza, assumendo in pratica il ruolo di atti terroristici. In
questo senso, peraltro, Trieste poté ritenersi fortunata rispetto a molte altre
città italiane che piansero un numero di vittime ben maggiore, da parte delle
cosiddette fortezze volanti alleate. Altri meno disastrosi bombardamenti si
susseguirono nei mesi successivi, causando però un altro centinaio abbondante di
vittime. Oggi si tende a liquidare simili atti come un inevitabile corollario della
guerra, minimizzando le responsabilità di chi decise quelle incursioni, nella
solita logica della storia scritta dai vincitori. Noi teniamo invece a
rimarcare la responsabilità pesante di inglesi e americani, per aver
deliberatamente causato in varie parti d’Europa un numero enorme di vittime
civili evitabili, nel nome dei loro interessi, non solo bellici. Ricordiamo
altresì che quelle azioni aprirono in pratica le porte ad un lungo processo di
colonizzazione militare, economica e culturale, che ci siamo portati dietro
sino ai giorni nostri.
Questa commemorazione, quindi, si pone in coerenza con la raccolta firme
contro il TTIP (Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti)
alla quale abbiamo partecipato, come riferito in altro articolo. La storia
spesso si ripete, pur in altre forme e modalità; chi 71 anni fa bombardò le
nostre terre, ha continuato fino ad oggi a cercare di confinare le direttrici
di sviluppo del nostro Paese e del nostro continente entro una gabbia di
schiavitù economica e culturale.In linea con questo pensiero abbiamo esposto lo striscione "PIU' DELLA SCHIAVITU' TEMO LA LIBERTA' PORTATA IN DONO".
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