lunedì 13 gennaio 2014

Tesseramento 2014 Trieste Pro Patria

È iniziato il tesseramento 2014 di Trieste Pro Patria. La quota per l'adesione è così fissata:
Disoccupati e studenti: euro 0
Lavoratori precari:         euro 2
Lavoratori stabili:           euro 5

Come si può intuire, la quota è puramente simbolica, non si tratta di un modo per fare cassa.
Il tesseramento è uno strumento di fidelizzazione, ma anche la modalità di divenire associato di Trieste Pro Patria, con diritto di partecipazione e di voto alle assemblee, ai sensi dello statuto associativo.

Per adesioni o ulteriori informazioni contattateci al seguente indirizzo e-mail:
triestepropatria@gmail.com 
 

giovedì 9 gennaio 2014

8 febbraio: Fiaccolata e concerto per il Giorno del Ricordo

Dall’agosto del 2013 siamo scesi in piazza svariate volte e lo faremo anche il prossimo 8 febbraio in occasione del Giorno del Ricordo, per rammentare ai triestini ed agli italiani tutti la tremenda sorte toccata a buona parte della Venezia Giulia, all’ultimo lembo di Dalmazia italiana, al suo popolo ed alla sua storia millenaria.
Nessuno deve dimenticare che il 10 febbraio e' una data nefasta, memoria di un infausto trattato per le genti giuliano dalmate, che pagarono da sole per i torti di altri e per la sconfitta di tutti gli italiani. Un trattato definito “diktat” non tanto perchè punitivo nei confronti dello stato italiano sconfitto, ma soprattutto perchè colpiva una popolazione incolpevole, costretta alle persecuzioni del regime di Tito e quindi all'esilio, con la sola colpa di appartenere ad una regione contesa. Fu questo, dopo le foibe e le uccisioni di civili e militari italiani a guerra finita, il peggior dramma per la nostra terra: la dispersione in tutto il mondo di un'intera cultura dalle origini antiche, con le sue storie, le sue tradizioni, i suoi dialetti, destinati a scomparire.
Continuiamo pertanto a coltivare la memoria di quel triste periodo, continuiamo a ricordare a tutti chi siamo e da dove veniamo. E' anche per questo che Trieste Pro Patria e' sorta ed opera.
Dopo la fiaccolata, che raggiungerà il colle di San Giusto, presso la sala teatrale di Santa Maria Maggiore si terrà un concerto degli “Ianua”, gruppo genovese che abbiamo invitato per il merito di aver trattato in alcune canzoni la storia delle nostre terre.
Scendiamo in piazza orgogliosi e fieri, per Trieste, per l'Istria, Fiume e la Dalmazia.
Sfileremo per i nostri avi e per i nostri caduti. Non si spegne la fiamma del ricordo...

martedì 17 dicembre 2013

L’ex “Pagina zero” del Trattato di Osimo


Uno dei documenti cui gli indipendentisti triestini danno più importanza, per sostenere le loro tesi, è la cosiddetta (e presunta) “pagina zero” del Trattato di Osimo, la quale dimostrerebbe che tale accordo “oggi non ha alcun valore” (citiamo testualmente la pagina dedicatavi dal sito di MTL).
Detto documento, che riportiamo nella versione tratta dalla stessa pagina del sito del Movimento, sarebbe la prova della nullità del trattato italo-jugoslavo, in quanto con esso l’allora segretario generale avrebbe sancito che le Nazioni Unite “prendono atto dell’esistenza di quest’accordo bilaterale, ma non implicano assolutamente che questo documento possa andare a modificare il Trattato di Pace o la 16esima Risoluzione del Consiglio di Sicurezza”.
Si potrebbe iniziare obiettando che non si evince nessuna prova che tale pagina sia riferita effettivamente al Trattato di Osimo; anche la scritta a penna in alto a destra riporta la data di registrazione corrispondente ma non mostra alcuna firma e potrebbe averla fatta chiunque.
In secondo luogo, può bastare una breve lettura, nella versione inglese o in quella francese, per capire che, in realtà, il trattato di Pace non viene neanche nominato, né il testo pare mettere in luce alcun difetto formale o sostanziale del Trattato di Osimo. Il primo paragrafo della nota, infatti, inizia col ricordare che a norma della Carta delle Nazioni Unite (art. 102) qualsiasi trattato va registrato, altrimenti una parte contraente di quel trattato non potrà invocarlo davanti all’ONU. La registrazione, peraltro, è prevista anche dall'art. 80 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati.
Il secondo paragrafo, invece, prende atto di una carenza della Carta e del regolamento dell'ONU, che non definiscono il concetto di "trattato" e di "accordo" e quindi si lascia allo stato depositante la responsabilità di attestare che si tratti veramente di un "trattato" o “accordo”, liberando il segretario ONU da responsabilità e da prese di posizione in merito.
Questo c'è scritto effettivamente e pare evidente che non si tratta di una nota specificamente scritta per il trattato in questione, ma di una formula standard che vale per tutti gli accordi internazionali e non solo per quello di Osimo. Un indizio in tal senso si ha anche nel terzo e breve capoverso dopo gli asterischi, che, a proposito della traduzione ufficiale, fa riferimento ai trattati pubblicati nelle raccolte dell'ONU e non ad uno soltanto (“treaties etc., published in these series”).
 

Ma dal sospetto si passa alla certezza quando si consulta, sul sito ufficiale delle Nazioni Unite, la raccolta dei trattati registrati in quel periodo (dal 2 al 16 luglio del 1987) e pubblicati nel suo “Treaty series – Recueil des traités”:

Nel file pdf a pagina 12 subito dopo l’indice, compare proprio il testo integrale della “NOTE BY THE SECRETARIAT – NOTE DU SECRÉTARIAT” che il movimento dice di essersi “procurato” e che è invece a disposizione di tutti in rete, ovviamente senza il manoscritto in alto a destra; la pagina è assolutamente identica, anche dal punto di vista grafico ed essendo posizionata all'inizio del volume è quindi riferita a tutti i 23 trattati in esso pubblicati.
Peraltro, anche consultando le altre raccolte dell’intero anno 1987 dallo stesso sito ufficiale dell'ONU, si può trovare in tutti i file pdf la solita nota del segretariato (che ormai possiamo non chiamare più “pagina zero”) sempre posta subito dopo l’indice.
Si può quindi pacificamente concludere che la presunta “pagina zero”, che qualcuno vorrebbe dedicata al Trattato di Osimo a sancirne la nullità, non solo non rileva alcun vizio, ma per di più è palesemente riferita a tutti i trattati internazionali registrati in quegli anni. Che siano tutti nulli?

lunedì 25 novembre 2013

23 novembre 2013: Noi stiamo con i Marò


Sabato 23 novembre il Comitato Trieste Pro Patria si è recato a Roma orgnizzando un pullman, per partecipare alla marcia a sostegno dei due marò trattenuti in India da circa 20 mesi. La manifestazione era organizzata dalle famiglie Girone e Latorre, al fine di richiamare l'attenzione sulla vicenda, i cui iniziali clamori paiono sopiti, nel disinteresse della stampa e nel silenzio delle autorità. Contemporaneamente, una marcia è stata organizzata anche a Trieste dalle associazioni d'arma.
Sin dall'inizio della manifestazione, la nostra presenza si è fatta notare, grazie al nostro striscione, alle bandiere, al nostro gruppo compatto ed allegro; molte persone sono venute a fotografarci ed a salutarci cordialmente, tra cui il giornalista Toni Capuozzo, lasciando trasparire la simpatia di cui gode Trieste in buona parte d'Italia, rinnovando quella fama di “città più italiana d'Italia”.
Il nostro pullman ha portato da Trieste un contributo di vicinanza a due uomini che stanno incarnando il vero senso di Patria, con il loro contegno fiero e responsabile. Una simile manifestazione non poteva che trovarci pronti a partire alla volta della città eterna, per reclamare l'Italia che vorremmo, un'Italia che sappia garantire e pretendere giustizia, che non sacrifichi gli ideali e la dignità all'interesse economico. Quella che vogliamo è una nazione che torni a farsi Patria.

L'Italia dopo l'Italia. Il nostro Paese raccontato da Virgilio Ilari

L'Italia dopo l'Italia. La morte dello Stato italiano dal 1992 ad oggi.

Questo il titolo del primo incontro pubblico organizzato dal gruppo giovani del Comitato Trieste Pro Patria, che si è tenuto il 16 novembre presso la sala teatrale del santuario di Santa Maria Maggiore.
Relatore è stato il professor Virgilio Ilari, già docente di Storia delle istituzioni militari e dei sistemi di sicurezza all'Università Cattolica di Milano, presentato dal nostro Matteo. Figura di spicco del dibattito storico italiano, nonché per molti anni presidente della Società Italiana di Storia Militare, Ilari ha collaborato con l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, con l'Istituto Affari Internazionali e con varie riviste di approfondimento. È stato anche consulente del Centro Militare di Studi Strategici, della Commissione bicamerale di inchiesta sul terrorismo e le stragi ed ha collaborato con il Centro Alti Studi per la Difesa.
Ilari ha delineato la parabola discendente dello Stato italiano dal 1992 ad oggi. Il triennio 1991-1993 rappresenta, a suo dire, la morte dello Stato italiano soprattutto a causa di tre fattori, di tre momenti chiave: il trattato di Maastricht, l'inchiesta Mani Pulite, i referendum a carattere elettorale.
Interessante la teoria espressa dallo storico romano: i grandi partiti popolari (quali ad esempio DC, PCI e MSI) funsero da collanti per una Nazione ancora fortemente divisa dall'esperienza della seconda guerra mondiale e dagli anni del dopoguerra. Con la disaffezione da parte del popolo e la delegittimazione di questi organi di rappresentanza – che Ilari non assolve dalle loro colpe – in Italia è venuto meno il senso di una rappresentanza popolare che, oggi giorno, non viene minimamente percepito dai cittadini.
Ulteriore spunto di riflessione proposto da Ilari è stato lo scarto generazionale avvenuto nella stagione del Sessantotto: da una parte la generazione dei «nostri grandi vecchi», vissuti in un'epoca di grandi slanci politici (Fascismo, Resistenza, il Dopoguerra) dall'altra quella che Ilari, in un articolo dal titolo omonimo di questo incontro, non esita a definire come «quella che s'è mangiato tutto: ominicchi, donnacciole e quaqquaraquà incapaci di sopportare la durezza della vita e della libertà, che alla fine hanno venduto pure sé stessi e i propri discendenti gongolando “gajardo, 'arisemo schiavi”». Con disincanto lo stesso Ilari, in un simpatico intermezzo in romanesco esclama: «pure io, alla fine, che sono della stessa generazione, che ho fatto?».
E alla stessa generazione – per nascita sì, ma non per attitudine e qualità – apparteneva anche lo storico piranese Antonio Sema, grande amico di Ilari e ricordato a lungo in apertura di conferenza. Comunista ed esule istriano, ma fortemente convinto della propria identità nazionale, Sema rappresenta il simbolo di una stagione dove la contrapposizione politica poteva essere anche aspra, ma che non comprometteva la possibilità di un dialogo concreto e costruttivo tra ideologie diverse, proprio – a detta di Ilari – grazie a quel sistema di rappresentanza che aveva instillato nel popolo la certezza di essere parte di un corpus collettivo e di una comunità politico-sociale viva e vegeta.
Che cosa manca a questa Italia per riprendere e plasmare sul presente i valori che Ilari assurge come fondamentali per una coesione ideale? Due, a suo avviso, le motivazioni.
La prima, la perdita della duplice sovranità italiana: popolare, di cui abbiamo già fatto menzione, e nazionale. Continuamente pungolato dal pubblico presente su questo punto, Ilari non ha esitato a evidenziare la progressiva svendita del carattere nazionale di uno Stato in cui è soltanto l'apparato burocratico-amministrativo ad andare avanti. Inevitabili gli accenni all'Unione Europea, all'Euro, alle possibili soluzioni alternative, anche se, a essere onesti, Ilari non ha dato l'impressione di volersi schierare apertamente per l'alternativa antieuristica («non sono un esperto di economia»).
La seconda, lo svilimento e la celebrazione di maniera di qualsivoglia valore che possa in minima parte collegarsi all'idea di Patria. Marcette dei bersaglieri, obbligo di far cantare l’inno ai calciatori della Nazionale, sostituzione della Marcia di Radetzky del Concerto di Capodanno con l’Inno di Mameli e tutta una serie di iniziative partite dalla costruzione del centocinquantenario del’Unità d’Italia servono a instillare nei cittadini un senso profondo di amor patrio, di coinvolgimento ideale a un senso di comunità nazionale? Secondo Ilari, ma pure secondo il sottoscritto, assolutamente no. Anzi, non fanno altro che ridurre a folklore un sentimento ben più profondo dello sventolio di un tricolore durante i Mondiali di calcio. Oltre a legittimare istanze separatistiche, svuotando di ogni contenuto il sentire patriottico e a rendere estremamente sospetto e contraddittorio ogni sporadico richiamo istituzionale alla coesione nazionale.
Lorenzo Natural