giovedì 31 ottobre 2013

Intervista a Luigi Mamilli di Trieste Pro Patria

Riportiamo l'intervista realizzata da Lorenzo Natural, pubblicata su La Gazzetta Giuliana del 27/09/2013.


Brevemente, ci può delineare come, quando e perché nasce il comitato Trieste Pro Patria?
Trieste Pro Patria nasce quando dei privati cittadini decidono di ribadire il sentimento di italianità della città di Trieste, in un momento in cui questo viene osteggiato da più parti, in particolare da un movimento neoindipendentista che si rifà a un fantomatico Stato che non è mai nato, il Territorio Libero di Trieste, e che, facendo leva sulla disperazione della gente dovuta alla crisi economica, sta riportando in auge sentimenti anti-italiani che una città come Trieste non può tollerare sotto nessun punto di vista. Abbiamo aspettato invano che le istituzioni intervenissero fin tanto che abbiamo deciso di intervenire noi, da soli.

Il vostro è, come sottolineate, un movimento apartitico: tuttavia siete stati da più parti accusati di essere ricettacolo della «nociva destra cittadina». Cosa rispondete in merito?
La trasversalità è garantita ed è un principio costituente del comitato. Detto questo, attualmente – è inutile nasconderlo – le persone che formano il comitato provengono prevalentemente dall'area della destra locale. Tuttavia la trasversalità delle tematiche che andiamo a toccare, quali la difesa dell'italianità e del tricolore, crediamo debbano essere condivise da tutte le parti politiche, pertanto siamo aperti anche a persone di altre appartenenze politiche, anzi, alcune si sono già avvicinate al nostro comitato e non abbiamo alcun tipo di preclusione.

Trieste Pro Patria è salito alla ribalta il 15 settembre scorso, quando nella mattinata è sfilato il “Corteo Tricolore” che ha portato in strada circa 300 persone, secondo i dati della questura. Nel pomeriggio si è svolta una seconda manifestazione, quella indetta dal Movimento Trieste Libera, che ne ha portato, invece 3500, sempre secondo la questura. C'è stata la volontà di porsi in antagonismo con il MTL? Vi ritenete soddisfatti della partecipazione alla vostra manifestazione?
Dal punto di vista partecipativo non possiamo che ritenerci soddisfatti: sfidiamo qualunque movimento triestino, nato e organizzatosi in tre settimane, a portare in piazza un simile numero di persone. Al di là di questo, noi non avevamo nessuna intenzione di paragonarci e di raffrontarci a qualsivoglia movimento antagonista che possa manifestare per qualsiasi tipo di argomento; noi siamo scesi in piazza perché il 15 settembre rappresenta l'entrata in vigore del Trattato di Pace di Parigi del 1947 che ha determinato dei confini che sono, come citato nel nostro volantino, dei confini iniqui e antistorici che hanno separato l'identità nazionale di tutta la Venezia Giulia, in particolare la regione istriana e le città di Fiume e Zara.

A proposito di Venezia Giulia, come vedete l'istituzione di una regione con due provincie autonome sulla falsariga del Trentino-Alto Adige: quella del Friuli, con Udine suo centro naturale, e quella della Venezia Giulia appunto – quindi Bisiacaria e Goriziano compresi – con Trieste?
Partendo dal presupposto che attualmente non ci siamo ancora posti degli obiettivi politici perché è francamente prematuro l'idea di un'autonomia maggiore per un'ipotetica provincia della Venezia Giulia e per la città di Trieste sarebbe, a mio esclusivo avviso, da perseguire, in quanto anche le peculiarità storiche della città richiedono una capacità di autoamministrarsi che debba essere slegata dalla restante parte della regione.

Ha parlato di Trieste come città sui generis nel contesto italiano. Tornare a discutere di nazionalismo in queste terre non può essere percepito come antistorico in una città che per conformazione e per storia ingloba tutta una serie di altre anime etniche, linguistiche e culturali?
Noi non portiamo avanti idee nazionalistiche, ma idee patriottiche, la differenza è ben evidente: nazionalismo ha l'idea di sovrapporsi alle altre anime culturali della città, noi non vogliamo assolutamente questo. Vogliamo però che venga riconosciuta l'italianità che da sempre contraddistingue Trieste nel massimo rispetto delle minoranze che riteniamo debba essere assolutamente garantito.

In questi ultimi giorni, soprattutto sui medium di comunicazione del web, la percezione è che i toni si stiano alzando in maniera pericolosa e rischiano di portare a uno scontro oserei dire civile fra concittadini, anche a fronte dell'inadeguatezza delle risposte delle istituzioni sulla questione.
Assolutamente sì: si sta creando una vera e propria frattura sociale. Partendo dalla mia considerazione personale che la stragrande maggioranza della società civile triestina si senta abbastanza estranea a quest'idea ormai passata di isolazionismo e indipendentismo che non sarebbe sostenibile per una città come Trieste per come è strutturata sia geograficamente sia economicamente, l'innalzamento dei toni è preoccupante, soprattutto dal punto di vista della discriminazione che determinate persone stanno portando avanti nei confronti di tutto ciò che è italiano (in un'uscita stampa l'abbiamo definita “italofobia”). Ciò è pericoloso non tanto perché abbiamo paura che un ipotetico TLT possa essere istituito: ci preme impedire che idee anti-italiane vengano tramandate di generazione in generazione, perché questo sì, sarebbe antistorico.

Sull'ipotesi del TLT il Movimento Trieste Libera è, invece, molto chiaro: dal punto di vista giuridico ci sono i documenti che ne sanciscono l'effettiva esistenza. Come vi ponete a riguardo?
Noi partiamo dal presupposto che ci poniamo come riferimento dell'italianità della città. Le prove giuridiche non avrebbero senso nemmeno di esser presentate in quanto illustri esperti di diritto internazionale, come Udina, si sono già espressi ampiamente sulla questione, che è stata chiusa con la stipula del Trattato di Osimo del 1975 con la quale la Repubblica Italiana e quella Jugoslava hanno deciso di delimitare con dei confini – perché questo dice il tratto – i due Stati. Ci stiamo adoperando per smentire anche noi le prove giuridiche anche perché molte persone illuse da promesse irrealizzabili stanno mettendo a rischio anche i propri risparmi non volendo pagare le tasse in nome di uno Stato che non è mai esistito, ricordiamolo.

Il 15 settembre avete manifestato, citando il vostro volantino, «per chi crede nonostante tutto nella Patria distinguendola dal degrado della politica affaristica». Quali sono secondo voi le ricette per ridare a Trieste un ruolo di preminenza sociale, culturale ed economico?
Crediamo che un rilancio economico passi prima di tutto dalla presa di coscienza di quello che Trieste può e dovrebbe fare. Crediamo che movimenti che propugnano il TLT giochino un po' allo scaricabarile riversando tutte le responsabilità sullo Stato Nazionale non volendo prendere le responsabilità che la città dovrebbe prendersi. Da 60 anni viviamo in una società civile frammentata sia politicamente sia socialmente, e questo è stato l'ostacolo principale che non ha permesso alla città di svilupparsi.

Anche per quanto riguarda il Porto Franco?
Senza entrare in materia economica, l'utilizzo del porto non è stato incentivato né implementato a causa soprattutto dell'insipienza e dell'incapacità delle istituzioni locali e regionali.

Per concludere: quali sono i progetti di Trieste Pro Patria? L'attività continuerà?
Certamente. La nostra attività non è legata all'esistenza di qualcun altro, teniamo a sottolinearlo. A breve renderemo pubbliche altre nostre iniziative e speriamo che quante più persone amano questa città e questo Paese ci seguano ricordando che noi non portiamo avanti istanze partitiche e politiche e che il nostro comitato ha una carattere eterogeneo e siamo aperti a tutti.